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December 09 Dracula
QUANDO ERO MORTALE TEMEVO LE TENEBRE. ADESSO TEMO LA LUCE. MA MAI HO TEMUTO DI DANZARE CON LA MIA OMBRA
Il chiarore della Luna risplende nel cielo oscuro, la luce bianca illumina la notte. E' una luce debole e delicata, non uccide come quella del Sole. Quando i primi raggi di questa stupenda Luna d'argento toccano le lapidi delle tombe, per il popolo della notte ![]() Dracula Ombra delle tenebre, Cacciatore dei diurni, Creatura immortale, Hai il pallore della luna sul tuo viso, e la sua luce nei tuoi occhi. Con dolceza mi offrì una rosa... rossa come il sangue,che scostando i miei lunghi capelli, dal collo stai prendendo, e così,morendo,prendo vita. Come nuova Anima nella Notte, come Signora delle Tenebre, come cacciatrice di sangue, Come eterna dannata per un solo morso, sono un Vampiro. ![]() DRACULA Artigli, lunghi e pericolosi, mortali al semplice tocco... Occhi, occhi rossi come brace ardente, sguardo malefico e bramante di sangue... Zanne, affilate come rasoi, pronte a penetrare, a strappare la carne viva, a mordere con tutta la loro forza. Sangue, sangue che schizza dalla giugulare recisa, sangue copioso del rosso più acceso, sangue dolce e puro... Sangue e carne, notte di nutrimento... ![]() Dracula Nosferatu IO SONO LA PIAGA E IL COLTELLO! IO SONO LO SCHIAFFO E LA GUANCIA! IO SONO LE MEMBRA E LA RUOTA, E LA VITTIMA E IL BOIA! IO SONO DEL MIO CUORE IL VAMPIRO. * Charles Baudelaire * ![]() La Morte![]() Gelide lapidi, licheni e muschi verdi intorno, freddo e grigio, un freddo che pentra nella carne, che si fa sentire fino nelle ossa. In questo freddo si aggira Lei... Nel suo regno di calma piatta Lei vive incontrastata Non teme nessuno, non teme le malattie, perchè le controlla Lei, non teme la paura, perchè Lei è PAURA. La Morte, la Morte, la Morte che passa, la Morte che uccide la Vita, la Morte vincitrice, la Morte trionfante e giosa. La Morte, la Morte, la Morte e la Vita, La seconda finisce, l'altra continuerà per sempre in eterno... December 02 DarK![]() ci ritroveremo nel luogo dove danzano le anime in una nuova non vita, in un posto di luci ed ombre, voci sussurrate come sospiri, baci umidi e bagnati di pioggia, brividi e carezze le nostre anime stanno gia' facendo l'amore, un brivido mi scuote le tue mani scivolano sulla pelle calda e liscia lontani da inutili rancori sento il profumo del desiderio il bacio bagnato, viscido, caldo e intenso, appiccicoso di voglia; la tua pelle e' vicina e'mia sistemati su di me. il vampiroUn vampiro, un bianco vampiro che addenta al collo. Ti cinge da dietro e poggia le sue labbra sul lato del tuo collo, in quell’incavo che sembra fatto apposta per addentare.
Poi un morso, una fitta di dolore improvvisa, ma breve, come una puntura e la sensazione dei suo denti dentro di te. Un calore, stranamente, comincia a pervaderti ora. Nonostante ti stia dissanguando. Un calore accompagnato da un senso di rilassatezza, di piacevole stanchezza. E ti lasci, ti abbandoni a lui. Finché non ti ha prosciugato, senti il tuo corpo svuotarsi…lentamente.
Il suono della sveglia ti riporta alla realtà, stranamente non ti svegli preoccupata, agitata o sudata. Tutt’altro. Era piacevole, in fin dei conti, quel sogno.
Vai in bagno e mentre ti sciacqui il viso guardi in basso verso il lavandino… ![]() un rivolo di sangue scorre dal collo…fissi lo specchio e vedi due piccoli buchi in corrispondenza del collo. Sorridi, la cosa non ti preoccupa. Alla fine, comunque, nulla potrà mai toglierti quello che è veramente tuo…l’anima! November 29 Pipistrelli vampiri uccidono.....![]() I pipistrelli vampiri dello Stato brasiliano del Para hanno fatto 13 vittime tra gli esseri umani. Gli animali nell'ultimo mese hanno sferrato un attacco in massa a circa 300 persone, il piu' vasto mai registrato. Questi animali, grandi non piu' di un pollice, sono pericolosi in quanto trasmettono con i loro morsi la rabbia che, se non curata in tempo puo' uccidere. In genere i pipistrelli vampiri si nutrono del sangue di grandi animali, attaccando in particolare le mandrie al pascolo. ''Ma -spiegano le autorita' sanitarie brasiliane- molto probabilmente si stanno spostando in massa a causa della deforestazione del loro habitat. E sulla loro strada hanno trovato gli uomini''. Secondo il rapporto dei medici che hanno constatato i decessi, ''tutte le vittime erano state gia' attaccate, in passato, dai pipistrelli vampiri''. E per sei di esse e' stato constatato il decesso per rabbia. Chi e' guarito deve la sua sopravvivenza alla somministrazione rapida del vaccino, ''ma vista la condizione impervia del territorio in cui si sono verificati gli attacchi -concludono le autorita' brasiliane- la lista dei morti potrebbe diventare piu' lunga''. DraculaLA VERA STORIA DEL CONTE DRACULA
![]() ![]() In un cantone dell’Ungheria, nella prima metà del ‘700, un contadino di nome Arnold finì stritolato sotto un carro di fieno. Un mese dopo, quattro paesani morirono fulmineamente della morte orribile di coloro che, secondo la tradizione dei luoghi, vengono dissanguati dai vampiri. Scattò l’allarme, vennero riesumati alcuni cadaveri di recente sepolti. Fra questi, quello di Arnold che recava inconfondibili le note caratteristiche del vampirismo. Il corpo era fresco, integro, non recava traccia di decomposizione; i capelli, le unghie, la barba erano cresciute, le vene piene di sangue fluente che inondava il lenzuolo in cui era stato avvolto alla sepoltura. Un magistrato, al cospetto del quale l’esumazione era avvenuta, ordinò che venisse immediatamente piantato un paletto appuntito nel cuore di Arnold: dal corpo partì un grido straziante, come fosse stato in vita. Poi fu decapitato e dato alle fiamme: così, del vampiro, non si sentì più parlare… Questa e decine di altre analoghe cronache si possono leggere nell’opera che l’abate Dom Augustin Calmet pubblicò nel 1749, dal titolo «Dissertazioni sulle apparizioni degli spiriti e dei vampiri», in cui sono raccolti numerosi racconti, molti dei quali inediti, di apparizioni e incursioni vampiresche in paesi dell’Europa centro-orientale. Questa macabra figura fu introdotta nella cultura dotta dell’occidente verso il 1600, da alcune relazioni di viaggio in Grecia e nei Balcani: ma sarà nel ‘700, secolo diviso fra razionalismo e mistero, illuminismo e tradizioni occulte che il vampiro diventerà un personaggio, o un incubo se vogliamo, per gli europei occidentali. Voltaire osservò che fra il 1730 e 1735, non si fece altro che vedere vampiri. Non si trattava, però, solo di una moda del secolo, perché il vampiro è molto più antico. Ne parlano documenti dell’antica Cina, di babilonia, Caldea, Assiria, Egitto. In una tavoletta di scongiuri proveniente dalla biblioteca di Ninive, la tredicesima formula insegna a combattere «il fantasma, lo spettro, il vampiro». La credenza che il corpo di un morto possa desiderare il sangue è presente anche fra i greci: in «Ecuba», Euripide rappresenta Achille nel suo sepolcro, placato dal sacrificio di una vergine di cui beve il sangue. E un vampiro, secondo le cronache dell’epoca, fu esorcizzato dal grande mago Apollonio di Tiana, contemporaneo di Cristo. una tradizione, comunque, tipica dell’oriente europeo, dal quale proviene lo stesso nome: vampyr in magiaro, upiery in polacco, upiry in russo. «Si dettero questi nomi – scrive Collin de Plancy nel suo celeberrimo «Dizionario infernale» - ad uomini morti e seppelliti da parecchi anni o almeno da parecchi giorni, i quali si facevano vedere in corpo ed anima, parlavano, camminavano, succhiavano il sangue dei lor parenti, li sfinivano ed infine lor cagionavano la morte. Non si troncava il corso delle loro visite e delle loro infestazioni che dissotterrando i cadaveri, impalandoli, tagliando loro la testa e bruciandoli… i giornali di Francia e dell’Olanda parlarono dal 1693 al 1964 di vampiri che si mostrarono in Polonia e soprattutto in Russia». A dimostrazione di come il fenomeno fosse preso tremendamente sul serio, dal Medioevo in poi in questi paesi, non stanno soltanto l’imponente numero di cronache e tradizioni, ma anche le complesse pratiche magiche e rituali, nonché i provvedimenti giuridici volti a difendere la comunità dall’attività del vampiro. Non è un caso quindi che l’irlandese Bram Stoker, padre del più celebre vampiro della cultura moderna, avesse ambientato in Romania e segnatamente sulle montagne della Transilvania il romanzo «Dracula» (1897) che originò una rinascita del genere vampiresco, che dura ai giorni nostri grazie anche a capolavori cinematografici come «Nosferatu» di Mornau del 1922 e «Vampyr» di Dreyer del 1932 Dracula nasce in Transilvania perché ancor oggi i contadini di quelle regioni vivono nel terrore di vampiri e licantropi e formano croci con pezzi di aglio per proteggersi da sgradevoli visite notturne. Pochi anni fa, nel 1968, una zingara rumena raccontò al professore del Boston College, Raymond Mc Nally, di aver trafitto con un paletto il corpo del padre nella bara perché convinta che fosse un vampiro. Quella di Stoker non fu solo fantasia, perché un conte Dracula in quei luoghi è esistito veramente. Lo hanno ritrovato il già citato Mc Nally e Radu Florescu, un altro docente del Boston College di origine rumena. La descrizione fatta da Stoker del castello è perfetta, dicono i due studiosi; e in quel castello, a riprova della sua reale esistenza, affermano di aver trovato anche il ritratto del terribile Dracula. Di lui, però, i contadini transilvani non parlano come di un vampiro. «Furono confusi quando chiedemmo loro di Dracula come vampiro – riferisce Florescu – sebbene lo conoscessero come un crudele dominatore». Dracula, dunque, non avrebbe mai morso un collo, ma l’esistenza di un signore sanguinario in una terra dove è così radicata la paura e la tradizione del vampiro ha fornito a Stoker lo spunto per il romanzo. Il Dracula storico nacque nel 1431 con il nome di Vlad, figlio di Vlad Drakul principe di Valacchia: di qui il patronimico Dracula, nome intriso di significati occulti poiché «drakul» in rumeno significa demoni… E demoniaca fu la sua vita perché dominò la Valacchia dal 1456 al 1462 con incredibile efferatezza, prima di venire ucciso nel 1476 dai turchi. Nella zona si dice che la sua maledizione è ancora viva e a farne le spese furono gli stessi ricercatori guidati dai professori di Boston. Lo zio di Radu Florescu, durante l’ispezione del castello, cadde in un burrone e si ruppe un’anca. Tre studiosi rumeni impegnati nelle ricerche morirono misteriosamente. Per i contadini transilvani la spiegazione c’è, anche se ripugna alla ragione: erano andati a frugare fra i segreti di Vlad l’Impalatore, il Dracula maledetto, che non perdona anche dopo cinque secoli. Ma chi era e cosa fece per meritarsi tanta abominevole fama? Si dice che portò le torture quasi a raffinatezze artistiche. Fra tante mostruosità, preferiva il supplizio del «palo», da cui l’appellativo di «Tepes», «impalatore» (è col paletto appuntito che si uccidono i vampiri e forse in questa predilezione per i pali sta una delle ragioni che associarono Dracula alla tradizione vampiresca). Secondo le informazioni raccolte da Mc Nally e Florescu, impalava la vittima di persona, di solito lentamente, interrompendo di tanto in tanto il supplizio, per poterla ingiuriare in visite seguenti. Ma amava anche le impalature spettacolari. «Una volta – racconta Mc Nally – fece una foresta di 20 mila turchi impalati. In un’altra occasione la sua efferatezza si manifestò verso i sudditi: riunì i malati e i mendicanti in un palazzo, vi diede fuoco e li lasciò bruciare vivi, per far sì che il suo popolo fosse sano e benestante». Gli studiosi cercano le cause di tanta aberrazione, che si estrinsecava talvolta in atti maniacali come quando – secondo la relazione di Florescu – fendeva gli ombelichi delle sue amanti se restavano incinte. La spiegazione sarebbe in un episodio della sua infanzia: a 13 anni era stato catturato e tenuto prigioniero dai turchi e fu vittima di un’aggressione sessuale da parte del Sultano. Di qui sarebbe partita la sua depravazione: in carcere Dracula ragazzino chiedeva ai secondini di portargli topi e uccelli per impalarli e strappar loro le piume. Secondo gli studiosi di Boston, dopo l’esperienza col sultano sarebbe diventato omosessuale e ciò spiegherebbe il maltrattamento delle amanti e l’uso dei pali, probabilmente come simbolo di potenza. Dracula morì in combattimento contro i turchi nei pressi di Bucarest. Prima di essere seppellito a Snagov, proprio fuori dalla capitale, il cadavere – che continuava a incutere paura – venne decapitato. Con questa sepoltura finisce la vicenda terrena del conte Vlad l’Impalatore, figlio di Drakul, detto Dracula. E qui comincia la leggenda, la letteratura che lo vuole principe dei vampiri, celebrato da libri, film e fumetti. Non era un vampiro, perché forse di vampiri non ce ne sono mai stati, a dispetto delle cronache popolari e del buon abate Dom Calmet, ma certamente fu un personaggio sinistro, la cui fama raccapricciante è dovuta al sangue che ha versato se non a quello che ha succhiato: il Dracula «storico», insomma, è altrettanto «nero» di quello letterario. Si dice che il mito vampiresco crebbe intorno a lui a causa dei pipistrelli che infestavano la zona dove abitava. La tradizione rumena parla di pipistrelli, probabilmente idrofobi, che volavano dal castello, attaccando e mordendo chiunque si avvicinasse. È stato facile, quindi per la fantasia popolare, associare un così malefico signore alle caratteristiche dei ripugnanti volatili a forma di topo che ne costituivano la corte minacciosa in agguato sui torrioni del maniero. Sanguinario e impalatore attorniato da volatili vampiri: è la spiegazione del mito romanzesco. C’è una notizia, però, che ridà qualche speranza a chi si rifiuti di accettare la realtà storica di Dracula come semplice, sia pur efferato signore transilvano e non come essere che sorgeva dalle tombe per succhiare il sangue dei vivi. Quando, nel 1931 a Snagov, vicino a Bucarest, fu aperta la cripta in cui era stato sepolto Vlad Tepes cinque secoli prima, la tomba fu trovata vuota: il conte Dracula non c’era più. I ricercatori di Boston hanno dato una spiegazione: l’empia fama di quel cadavere avrebbe indotto alcuni monaci, timorosi che i resti potessero dissacrare il terreno di sepoltura, a traslare segretamente la salma altrove. È la spiegazione forse più logica, ma non è certa né documentata, per cui chi ama pensare che Dracula sia uscito dalla tomba, con mezzi propri, per andare in giro di notte a succhiare sangue dai colli è sempre nel suo diritto. Le ipotesi sono ipotesi: i fatti dicono che il Conte Dracula, nella sua tomba, non c’era più. Resta da chiarire perché il mito del vampiro, così vivo nelle terre insanguinate da Dracula, si sia trasmesso intatto dalla tavoletta di Ninive a Dom Calmet, alla cultura moderna. È un mito che nasce da un bisogno ancestrale dell’uomo: quello di continuare ad esistere al di là della morte, di perdurare nel tempo, di essere immortale. Così un mondo contadino emarginato, lontano dai dogmi religiosi codificati, senza una precisa nozione del trascendente ha creato la figura dell’essere che si ribella alla morte e trova il modo di sopravvivere attraverso un atto materiale, l’assimilazione di linfa vitale, di sangue che ridà una sorta di vitalità all’etere cadaverico. È una forma rozza, terrena, di fede nella rinascita, presente in tutte le società primitive e che, in alcune, assume l’incarnazione del vampiro. Una fede confinata nel ghetto del male, perché le classi più evolute avevano più sofisticate forme di sopravvivenza da proporre alla massa, in paradisi angelici ed eterei nirvana. Il vampiro dei contadini resta una creatura di ordine differente, di classe inferiore rispetto al fantasma dei castelli aristocratici e perciò la cultura evoluta lo detesta, lo condanna come simbolo delle forze del male che si agitano, in una specie di vita, quando muore la luce del sole. Il morto dissanguato dai canini del vampiro diviene vampiro a sua volta: egli trasmette agli altri, con il suo morso malefico, il beneficio dell’immortalità. I contadini che agghindano di collane d’aglio le porte di casa, i montanari che tramandano agghiaccianti racconti nell’Europa orientale, inconsapevolmente amano questa loro sanguinaria creatura perché, se esistesse, sarebbe la prova palpabile della loro immortalità, la prova che si può vincere la morte: una prova più vicina del confuso “al di là” spiegato dai dotti. La prova che si può diventare immortali, com’era stato per il contadino ungherese Arnold, vampiro da un mese, prima che un magistrato crudele, rappresentante del potere costituito, non avesse fatto distruggere con un paletto appuntito la sopravvivenza larvale che aveva raggiunto. November 26 VAMPIROVAMPIRI "Vampiro" è un termine che deriva dal serbo-croato. Nel 1897 lo
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